Giuliana Chamedes

Il fascismo italiano fu un movimento eterogeneo agli esordi. Era composto da un gran numero di veterani di guerra, che tornarono a casa insoddisfatti di come erano stati accolti e insoddisfatti dei miseri guadagni che l’Italia aveva ottenuto grazie al suo lavoro durante la prima guerra mondiale.

Anche se l’Italia era dalla parte dei vincitori, non ottenne molte delle terre che le erano state promesse come condizione per entrare in guerra. Si instaurò un vero e proprio fervore nazionalista che cercò di ritenere il governo al potere allo stesso tempo debole e la ragione del fallimento dell’Italia nel ottenere ciò che gli era stato promesso, e allo stesso tempo di generare una sorta di progetto imperiale paramilitare per conquistare quelle terre.

Ciò che finì per consolidarsi come movimento noto come Fasci Italiani di Combattimento, nel 1919. Era un movimento che fu fortemente modellato da questo contesto immediato del dopoguerra. Era fortemente nazionalista e rispondeva a un’ondata di scioperi che aveva travolto sia le città che le campagne.

Erano anni rivoluzionari ed entusiasmanti per le persone di sinistra. Erano gli anni delle occupazioni delle fabbriche, degli esperimenti di autogestione operaia, degli agricoltori che si appropriavano delle terre e tentavano di mettere in atto nuove nozioni di proprietà che non erano più strettamente legate al concetto di proprietà privata, e così via.

Tutti questi sviluppi furono inquietanti per una parte della società italiana. Inizialmente, questi fasci di combattimento italiani si consideravano il completamento dell’unificazione nazionale dell’Italia attraverso la rivendicazione o la riconquista della terra. E si consideravano operatori di pace con il bastone e l’olio di ricino in mano. Queste organizzazioni fasciste, nei loro primi anni di esistenza, repressero l’attivismo di sinistra che era visibilmente in crescita in tutta la penisola italiana con brutali e diffuse violenze di strada: attraverso l’incendio delle sedi del Partito Socialista e delle sedi dei giornali, attraverso attacchi contro manifestanti pacifici e attraverso l’uso di pratiche terroristiche intese a spaventare le persone e indurle all’obbedienza.

Questi uomini non stavano tutti leggendo lo stesso libro; non era un movimento intellettuale. Era un gruppo di delinquenti innamorati della violenza, che in realtà vedevano la violenza come una sorta di purificazione dell’Italia e che speravano di usare la violenza per far crescere il territorio nazionale italiano e per sopprimere quelle che vedevano come le principali forze antinazionali in Italia. .

Gran parte di questa narrazione fu rafforzata dal fatto che il Partito Socialista Italiano, a differenza degli altri principali partiti socialisti europei, dichiarò neutralità durante la Prima Guerra Mondiale. Fu dipinto come traditore dalla destra, antinazionale e sovvertitore dell’interesse nazionale. , e il motivo per cui l’Italia non ha ricevuto i vantaggi che avrebbe meritato, e così via.

C’erano anche personaggi all’interno del primo movimento fascista – inclusa la figura che ora consideriamo il suo leader, Benito Mussolini – che si definivano intellettuali. Mussolini credeva di poter unire gli italiani sotto il mito della nazione.

Inizialmente era lui stesso un fervente anticlericale. È famoso per aver scritto questi audaci romanzi anticlericali nella sua giovinezza; vedeva la Chiesa come una sfida al nazionalismo italiano e all’unificazione italiana.

Ma poi, nel 1921, Mussolini decide di creare un partito politico da questa banda sparsa di delinquenti. Alcuni teppisti sono molto scontenti di questo, tra l’altro, perché sono fondamentalmente impegnati ad essere un movimento critico nei confronti dei partiti politici consolidati. Allora perché dovresti creare tu stesso un partito politico? Ma è in grado di coinvolgere la maggior parte delle persone in questa mossa volta a trasformare il fascismo in un partito politico, che sarà diverso da tutti i partiti politici che il mondo abbia mai visto; non cadrà nella corruzione dei normali partiti democratici parlamentari, eccetera, eccetera.

Quando Mussolini fa questa mossa, è allora che improvvisamente – ecco – il suo anticlericalismo scompare. Viene eletto deputato e a Milano, dove si trova, entra in dialogo con i vertici della gerarchia ecclesiastica, tra cui questa figura che sembra spuntare ovunque: Achille Ratti, che sarebbe diventato Papa Pio XI e fu per per un breve periodo arcivescovo di Milano.

Mussolini promette che se il Partito Fascista prenderà il potere in Italia e diventerà il partito di maggioranza, sarà capace di restituire la sovranità territoriale al papa, e sarà capace di riportare la Chiesa al “posto che le spetta nella società italiana”. Questa è musica per le orecchie della gerarchia.

Le Guardie Rosse rilevano una fabbrica durante il Biennio Rosso del 1920. (Wikimedia Commons)

A quel punto esisteva addirittura un partito democristiano, cosa che si potrebbe pensare sarebbe stata la scelta naturale del papa. Ma risulta che i democristiani in Italia erano contenti dell’idea di separare Chiesa e Stato; pensavano che sarebbe stato meglio per entrambe le parti coinvolte. Questa non era una posizione di cui il papa o i diplomatici pontifici erano contenti.

La Chiesa non ha alleati chiari sulla scena politica italiana. Quando emergono i fascisti, non è chiaro se rimarranno. Sono un piccolo gruppo. Ma la gerarchia della Chiesa è interessata e, come dice il segretario di Stato del Vaticano subito dopo la marcia su Roma, diamo una possibilità a questi ragazzi. Aspettiamo e vediamo prima di esprimere un giudizio definitivo. Ciò che intende con questo è che diamo loro la possibilità di mantenere quella che, dal punto di vista del Vaticano, è la promessa chiave: ripristinare la sovranità territoriale e ripristinare il potere alla Chiesa nella sfera pubblica.

Si scopre che, a modo suo, Mussolini mantiene quella promessa. E negli anni successivi alla marcia su Roma del 1922, mentre il Partito Fascista sta gradualmente trasformando il paese dalla democrazia a una dittatura, sta gettando ogni tipo di osso alla Chiesa nella preparazione di quello che sarebbe il Patto Lateranense del 1929, in il che, come dice il papa, è restituita l’Italia a Dio, e Dio è restituita all’Italia. Perché è stato firmato un accordo tra queste due potenze che per decenni sono state in conflitto tra loro.



Origine: jacobin.com



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